Nel corso delle attività di coordinamento della sicurezza nei cantieri edili desta particolare preoccupazione la superficialità con cui viene talvolta affrontato il rischio derivante dalla presenza di ferri di ripresa, ovvero di armature d’armatura sporgenti. I ferri di richiamo, più correttamente definiti armature di ripresa, sono costituiti da barre di acciaio nervato che emergono dal manufatto in calcestruzzo armato, al fine di consentire il collegamento tra getti realizzati in tempi differenti, garantendo la continuità strutturale dell’opera. Tuttavia, la loro presenza espone i lavoratori a diversi rischi, quali l’infilzamento, le ferite da punta, da taglio e da abrasione, nonché il rischio di infezioni, inciampi e urti. In caso di caduta accidentale sulle estremità sporgenti, anche a seguito di inciampo su altri ferri non protetti, il lavoratore può subire danni gravi o gravissimi, con lesioni profonde fino all’impalamento. Anche ferite cutanee apparentemente di lieve entità possono favorire l’insorgenza di infezioni di una certa rilevanza. Tali condizioni rendono necessaria l’adozione di specifiche misure di prevenzione e protezione, previste dalla normativa vigente e coerenti con le buone pratiche di cantiere. A tal fine risultano efficaci l’utilizzo di tappi o “funghetti” copritondino di colore ben visibile, la ripiegatura delle estremità delle barre per eliminare la punta viva, nonché l’installazione di barriere e protezioni perimetrali, atte a isolare le aree interessate dalla presenza di ferri sporgenti. La segnalazione del pericolo contribuisce inoltre a fornire un’immediata percezione del rischio. Un’adeguata gestione dell’ordine e della pulizia dei percorsi di cantiere rappresenta un ulteriore fattore determinante nella prevenzione degli incidenti. Rimane infine fondamentale la sensibilizzazione delle maestranze sul problema: programmi di formazione specifici, volti a informare i lavoratori sui rischi connessi alle armature sporgenti e a individuare le fasi lavorative in cui tali elementi risultano esposti, consentono una pianificazione più rigorosa delle misure di messa in sicurezza. In ogni caso, il rischio residuo deve essere gestito attraverso l’utilizzo di idonei dispositivi di protezione individuale, quali calzature di sicurezza e guanti protettivi.







