Mi ha sempre molto affascinato la narrazione degli incidenti nei luoghi di lavoro così come sono vissuti negli ex voto, presentati per ringraziare per uno scampato pericolo o per una guarigione dopo essere occorsi in un infortunio. Durante la visita in una prestigiosa chiesa romanica del Monferrato, ho avuto la possibilità di ammirare alcune di queste ingenue, ma sincere, opere e inevitabilmente il pensiero è corso alla considerazione di come, purtroppo, l’infortunistica si presenta nel tempo con caratteristiche che di poco mutano. Nei quadretti ho potuto ravvisare la conseguenza nefasta di rischi contro cui ancora oggi ci scontriamo. Il rischio di caduta dall’alto, per sbandamento laterale della scala, non poteva mancare. Il rischio di asfissia per accesso a luogo confinato, con un vignaiolo estratto dai colleghi a forza da una botte, ha evidenziato come questo fosse già ben presente allora. Il rischio di caduta di oggetti dall’alto, durante un cantiere di costruzione/demolizione, ha attualizzato una pittura vecchia di 100 anni. Il rischio di cesoiamento nella briglia non protetta di un macchinario, ha ricordato eventi a noi noti e dibattuti. Il rischio di investimento, operato da un carro con cavallo per il trasporto, ha evidenziato come anche con il cambiare dei mezzi di trasporto la sicurezza è sempre in discussione. Le vicende narrate, purtroppo, ci sono familiari. Si nota come i riceventi la grazia sono prevalentemente uomini e che le donne, in questi contesti lavorativi del primo’900, sono di fatto assenti. La riflessione che sorge per evitare problemi di questo tipo rimane che non ci si debba affidare solo al Divino, ma si debba operare nella organizzazione, nella formazione e nella vigilanza, per evitare conseguenze nefaste al lavoratore.







