Ogni fine anno, per un professionista, è tempo di bilanci. All’inizio del 2025 avevo redatto, come di consueto, il Piano Strategico dello Studio, con l’obiettivo di definire i traguardi da raggiungere nel breve periodo, nel prossimo quinquennio e in una prospettiva più ampia. In quell’occasione avevo delineato lo scenario ideale verso cui indirizzare l’evoluzione della struttura operativa, i valori che lo Studio avrebbe perseguito e l’orientamento strategico di mercato, confermando la scelta esclusiva della specializzazione nella sicurezza sul lavoro nei cantieri. Gli obiettivi strategici fissati sono stati raggiunti, seppur a costo di una profonda riorganizzazione interna. Per poter ora guardare con consapevolezza al 2026, è necessario soffermarsi su alcune riflessioni maturate nel corso dell’anno. Ho operato in cantieri caratterizzati da differenti livelli di complessità organizzativa, con la presenza di imprese esecutrici strutturate, ma anche di realtà approssimative e di lavoratori autonomi, talvolta realmente qualificati, talvolta improvvisati. Già queste condizioni di partenza hanno costituito un importante elemento di riflessione. Le lavorazioni coordinate hanno riguardato le attività tipiche del settore edile, con particolare riferimento ai lavori in quota, alle opere strutturali, agli scavi e ad alcune lavorazioni specialistiche impiantistiche, il tutto gestendo le inevitabili interferenze operative. Questo contesto mi ha consentito di valutare l’adeguatezza dei Piani di Sicurezza e Coordinamento rispetto alle lavorazioni effettivamente eseguite, evidenziando la frequente necessità di aggiornamenti in corso d’opera e, soprattutto, l’importanza della loro tempestività. Ho potuto così verificare il reale livello di applicazione delle misure previste, individuare le criticità tra il piano progettato e l’organizzazione concreta del cantiere e valutare la capacità delle imprese di recepire e rispettare le indicazioni fornite dal Coordinatore per l’Esecuzione. Un ulteriore ambito di riflessione ha riguardato il rapporto con i Committenti e con i Responsabili dei Lavori, in particolare il loro grado di coinvolgimento e di supporto sui temi della sicurezza, nonché la consapevolezza dei rispettivi ruoli e delle responsabilità connesse. Nel corso dell’anno sono emerse alcune criticità ricorrenti: tra queste, evidenti resistenze culturali all’applicazione rigorosa delle misure di sicurezza, spesso sacrificate a favore della riduzione dei tempi di esecuzione o nel tentativo di contenere i costi, a discapito della prevenzione. Alla luce di tali considerazioni, il Piano Strategico dello Studio per il 2026, orientato a obiettivi di miglioramento concreti e misurabili, dovrà mirare a rafforzare la priorità delle procedure di intervento sui rischi più critici e a sostenere azioni mirate allo sviluppo e al consolidamento di una vera cultura della sicurezza. Da ultimo, ho acquisito una certezza: il Coordinatore progetta il futuro. La sua attività si colloca infatti sul confine tra il progetto e il prossimo momento del cantiere edilizio, contribuendo in modo determinante a trasformare la sicurezza da obbligo normativo a valore strutturale del processo costruttivo.







